ABUSIVISMO in Riabilitazione: conosco una sola arma per fronteggiarlo.

In Riabilitazione c’è un nemico silenzioso ma pericoloso: l’abusivismo. Non stiamo parlando solo di chi, senza titolo, si improvvisa terapeuta. Parliamo anche di un terreno fertile, alimentato da scarsa consapevolezza, da propaganda travestita da “innovazione miracolosa”, e da pazienti fragili che diventano prede di facili promesse.

Nel corso dell’ ultima settimana, non sono state focose solo le temperature climatiche, ma anche gli scontri social su argomenti di cui leggiamo ormai da tanti anni. E tante sono state le segnalazioni di colleghi fisiatri e amici fisioterapisti indignati dai toni delle discussioni e dalle solite lotte di parte tra categorie che non dovrebbero far altro che collaborare.

Sull’opportunità di una sana collaborazione terapeutica ho già scritto più volte e non smetterò probabilmente mai di farlo.

La mia riflessione odierna, che coincide con l’unica risposta che ho scelto di offrire ai colleghi che per stima mi chiedono di “prendere posizione”… è la Formazione.

La risposta all’abusivismo non può essere (soltanto) repressione o indignazione social. L’unica arma reale, concreta ed efficace contro l’abusivismo è la formazione. Non una formazione qualsiasi, ma quella capace di mettere in rete fisiatri e fisioterapisti, in un’alleanza che renda la Riabilitazione ciò che realmente è: una scienza complessa, che richiede metodo, esperienza e continua evoluzione.

Attualmente ricopro l’incarico di presidente dell’Associazione Nazionale Fisiatria Interventistica e ho deciso, già da anni, che il mio impegno sarebbe stato rivolto proprio a colmare i gap formativi miei e dei miei colleghi. 

Casi concreti di abusivismo in Riabilitazione

Il fenomeno assume forme diverse:

• Operatori senza titolo che propongono massaggi “terapeutici”, ginnastica “correttiva” o trattamenti “manuali” spacciandoli per riabilitazione.

• Centri non accreditati che pubblicizzano percorsi di “fisioterapia” senza avere personale sanitario qualificato, ma solo figure non sanitarie o, peggio,  improvvisate.

• Metodi miracolosi: corsi e tecniche vendute come “soluzione unica per ogni dolore”, prive di evidenza scientifica e spesso accompagnate da storytelling aggressivo sui social.

• Sovrapposizione di ruoli: fisioterapisti che azzardano diagnosi cliniche, medici che ignorano il valore della fisioterapia e tentano approcci isolati.

Tutto questo non è Riabilitazione, ma spettacolo. E il paziente paga il prezzo due volte: clinicamente ed economicamente

Perché la formazione è decisiva

Il paziente di oggi è esigente, informato, a volte confuso da una sovrabbondanza di stimoli e pubblicità. Davanti a lui non basta un titolo accademico appeso al muro: serve la capacità di dare risposte concrete, di costruire un percorso chiaro e sicuro, di distinguere ciò che è scienza da ciò che è illusione.

Un fisiatra e un fisioterapista realmente formati sanno riconoscere i limiti delle proprie competenze, ma anche valorizzare le sinergie. Solo così il paziente trova ciò che cerca: diagnosi medica corretta, indicazioni terapeutiche mirate, esecuzione competente dei trattamenti e monitoraggio degli esiti.

L’abusivismo prospera nel vuoto

Ogni volta che un paziente non trova in un professionista sanitario la competenza, la chiarezza e la coerenza che si aspetta, lascia un vuoto. È in quel vuoto che si insinua l’abusivismo.

Non si tratta solo di chi esercita senza titoli, ma anche di chi si appropria di concetti riabilitativi per trasformarli in slogan pubblicitari, di chi cavalca l’onda dei social per vendere protocolli “universali” e soluzioni lampo a problemi complessi. Questo è il terreno della propaganda, non della medicina.

Una provocazione necessaria

Forse è il momento di dirlo con chiarezza: l’abusivismo non si combatte (solamente) a colpi di denunce o post indignati, ma con professionisti che sanno essere punto di riferimento.

La provocazione è questa: se il paziente sceglie chi non è formato, è anche perché noi – come comunità scientifica – non siamo stati capaci di offrire una formazione di livello, accessibile e visibile.

Normativa e riferimenti scientifici

Il quadro legislativo italiano è chiaro:

• La Legge 42/1999 e la Legge 251/2000 hanno definito le professioni sanitarie, chiarendo i profili di competenza del fisioterapista.

• Il D.M. 741/1994 stabilisce che solo il fisioterapista può elaborare ed eseguire programmi riabilitativi.

• L’art. 348 del Codice Penale punisce l’esercizio abusivo di una professione sanitaria.

La letteratura scientifica conferma che la qualità dell’assistenza riabilitativa è direttamente proporzionale al livello di formazione e aggiornamento professionale. Numerosi studi (Cieza et al., Lancet Neurology, 2020; Gutenbrunner et al., J Rehabil Med, 2022) evidenziano come i sistemi riabilitativi basati su team interdisciplinari riducano disabilità e costi sanitari.

La risposta: formazione continua e condivisa

Qui entrano in gioco le iniziative formative dell’Associazione Nazionale di Fisiatria Interventistica. Non semplici eventi, ma luoghi di confronto, dove i medici (non solamente fisiatri!) imparano a dialogare con il team riabilitativo associando a diagnosi precise specifici trattamenti correttamente inseriti nei percorsi riabilitativi.

Partecipare significa crescere professionalmente, ma anche contribuire a difendere la dignità della Riabilitazione. Significa trasformare la formazione in un atto etico e civile, l’unico capace di estinguere il fenomeno dell’abusivismo non con proclami, ma con competenza.

Conclusioni

La lotta all’abusivismo non è battaglia di categoria, ma sfida culturale. La vera Riabilitazione non ha bisogno di sensazionalismi: ha bisogno di professionisti formati, consapevoli e capaci di collaborare. Solo così il paziente potrà riconoscere ciò che è autentico e distinguere ciò che è falso.

Marco Di Gesù

Fisiatra Interventista

P.iva 05872370829
Viale Strasburgo, 422 – 90146, Palermo
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