Il Fisioterapista può utilizzare l’ecografo!

Il sensazionalismo di un titolo fuorviante, la manipolazione di una notizia e un paio di considerazioni personali.

Rientro da un periodo di ferie accolto da numerosi messaggi che mi segnalano la supernotizia di una sentenza in merito all’uso dell’ecografo da parte del fisioterapista (assoluzione di un fisioterapista dall’accusa di abuso della professione medica). L’anno scorso per colpa delle ferie ho appreso con ritardo l’arresto di Messina Denaro. Quest’anno la sentenza. Destino che debba scoprire in ritardo le notizie del secolo.

Da parecchio tempo rifletto sull’opportunità dell’ “Ecografo al Fisioterapista”. Esattamente da quando iniziai a rifiutare le numerose proposte di realizzare corsi di ecografia muscoloscheletrica per Fisioterapisti. Negli anni ho ribadito la mia posizione (e portato avanti numerosi corsi rivolti solamente a medici) ma leggere del clamore montato sulla sentenza mi induce in alcune inevitabili riflessioni.

Da quando ho seriamente rivolto la mia attenzione all’ecografia msk ho mutato un concetto più caro di ogni altro. L’ecografo è uno strumento pericoloso. Sì. Più lo adopero, più studio (e ancora tanto dovrò studiare!) più comprendo la pericolosità di “guardare” oltre la cute con uno strumento bicolore (al di là dei flussi e delle impedenze valutabili con moduli elastosonografici l’ecografia è un gioco di bianchi/neri) e bidimensionale ed interpretare ciò che vedo.

Chi per primo mi ha introdotto a questa passione (Il grande Prof. Angelo Iovane che non smetterò mai di ringraziare) dice sempre che “fare ecografia è come fare il gioco in cui si uniscono i puntini per ricostruire un’immagine”. Solo che per ricostruire quell’immagine devi mettere tu i numerini che danno l’ordine e devi essere capace di costruirla quell’immagine; devi continuare nel giocare a “trova le differenze” in cui comanda, finché non farà tutto (o quasi) l’IA, la tua “esperienza” nel riconoscere cosa è fisiologico e cosa non lo è.

La fisioterapia ecoguidata è una fisiologica evoluzione, che ammiro, verso alcuni ambiti del trattamento fisioterapico in cui certamente può essere utile “monitorare” o “puntare” i trattamenti con terapie fisiche e manuali.

Nasce da un’esigenza a cui ho già dato risposta, nella mia realtà e in altre che crescono rapidamente in Italia, creando una sinergia “a stretto contatto” tra Fisiatra (interventista) e Fisioterapista. Un rapporto in cui esiste sempre una figura medica disponibile e facilmente accessibile al Fisioterapista che, conoscendo bene il lavoro quotidiano del medico, chiede “supporto ecografico” in corso di trattamento.

Ma non tutti i fisioterapisti hanno la fortuna (che ovviamente è bilaterale e reciproca) di lavorare a stretto contatto con un Fisiatra interventista o con un medico esperto in msk che esegua anche ecografie. E se un valido fisioterapista segue una valida formazione per un accorto monitoraggio di una patologia già diagnosticata… perchè non dovremmo essere d’accordo?

Perché non lodare il Fisioterapista che si appassiona a comprendere il significato degli esami diagnostici o a visionare le immagini radiologiche e confrontarsi con il medico di riferimento per il migliore percorso terapeutico partendo dalla più ampia diagnosi possibile?

Ho già regalato a uno dei fisioterapisti con cui collaboro da anni il testo che ritengo più “semplice ed accessibile” per chi vuole avere a disposizione le informazioni basilari utili a comprendere il significato di ciò che indichiamo nei referti di un’ecografia o di una visita arricchita da note ecografiche. Credo tanto nell’ecografia in Riabilitazione che ho contribuito personalmente alla realizzazione della versione italiana.

La “Fisioterapia Ecoguidata” mi piace. “L’Ecografo al Fisioterapista” meno. Questione di termini? No, timore di una già verificata questione di significati.

 

Non sono stato sinora personalmente  d’accordo ai corsi svolti semplicemente perchè siamo in Italia.

Sono nati prima, molto prima, tanti corsi di “fisioterapia ecoguidata” con poliedrici e variopinti programmi/relatori e solo dopo ci si è posto il problema di cosa sarebbe successo in una realtà in cui “Dottore” vale per tutti. Camice bianco non più sinonimo di identità assoluta. Ed ecografia o valutazione ecografica? 

E il paziente? La nostra comunicazione è anche nei casi di migliori e nobili intenti di un fisioterapista che adopera l’ecografo, sufficientemente chiara nel rappresentare al paziente che non sta facendo un’ecografia ma una valutazione ecografica fisioterapica?

 

Sono già troppi i casi alla mia attenzione (e non solo mia!) di pazienti convinti (indotti o meno a farlo) di avere già ricevuto una diagnosi e meravigliati di scoprire da me che “allora l’ecografia che avevo fatto era sbagliata? E quindi le terapie effettuate per questo non hanno funzionato?”.

Pazienti convinti che la “valutazione fisioterapica” e la “valutazione ecografica fisioterapica” era sufficiente. Perché pensavano di avere già fatto una “visita” e un’ “ecografia”. Questione di termini? 

 

Troppi casi per ignorare che siamo in Italia. Il regno in cui il confuso fa comodo perchè tutti dobbiamo lavorare e i pazienti…tanto quasi sempre guariscono.

 

Sono estremamente convinto che solo una Fisioterapia che si evolve sia un bene per il paziente. Da anni invito i fisioterapisti a seguire le ecografie che eseguo, specie nei casi condivisi in cui posso imparare come si modificano le strutture sulla base dei loro trattamenti.

Sono altrettanto convinto però che viviamo in una società in cui vige troppo poco il senso di rispetto per le regole, anche quelle non scritte come quelle etiche che non possono certamente essere valutate con mere sentenze lapidarie e sdrucciolevoli.

Non sono convinto che siamo maturi al punto tale da consentire indiscriminatamente l’uso dell’ecografo ai fisioterapisti se non dopo avere immaginato una modifica al percorso Accademico che insegni approfonditamente la “pericolosità” di un’arma che troppo spesso ti fa vedere solo quello che vuoi o sai vedere.

Non parteciperò alla gara di colleghi che chiaramente e solamente per fini  economici apriranno le porte alla partecipazione a corsi di ecografie miserabili. Magari gli stessi che già sono docenti in corsi di ecografia aperti anche a non laureati.

Osserverò, in sinergia con i fisioterapisti che sapranno adoperare debitamente l’ecografo e nel comune interesse di salvaguardare i pazienti, l’operato di chi effettua una “valutazione ecografica” supportando l’opportunità di fornire documentazione stampata al paziente, nell’ottica del miglior percorso possibile per la salute dello stesso.

Ma, soprattutto, coglierò il vero significato di questa sentenza: la crescente evidenza dell’importanza riconosciuta da tutti dell’integrazione dell’ecografia nel percorso riabilitativo. E faccio tesoro di questa evidenza continuando a sostenere la formazione di colleghi in ecografia che realizzo da anni insieme al valido gruppo dei colleghi iscritti all’ANFI.

Professo da sempre una sinergia collaborativa tra Fisiatra e Fisioterapista; in tale sinergia non serve cercare altre figure che corrano il rischio di utilizzare uno strumento pericoloso. Perchè, alla fine, i pericoli non vogliamo mai farli correre al terzo e unico protagonista: il paziente.

 

Marco Di Gesù

Fisiatra Interventista

P.iva 05872370829
Viale Strasburgo, 422 – 90146, Palermo
digesumarco@gmail.com

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