Non era “Artrosi cervicale”. Era una questione di TEMPO

Condivido un caso clinico con un chiaro obiettivo: esortare TUTTI (Medici, Fisioterapisti, pazienti…) a non sottovalutare.

Paziente uomo sulla settantina in buono stato di salute. Da circa 4 mesi modica ma ingravescente algia cervicale.

Dopo due mesi e alcune cure fai da te oltre fornite da “consigli” o indicazioni telefoniche, si sottopone a una visita fisiatrica.

Intrapende percorso riabilitativo con diagnosi di artrosi cervicale e dopo 20 sedute di terapie fisiche varie e alcune massoterapie senza benefici giunge a mia visita.

Alcuni segni clinici, presenti da parecchio tempo ma con una probabile lenta ingravecenza, mi hanno indotto, dopo lunga visita, a prescrivere una risonanza con urgenza per sospetta mielopatia cervicale (sospettavo una mielite o una stenosi con iniziale danno midollare). 

Non indico alcun trattamento fisioterapico e inizio una cura farmacologica.

La risonanza eseguita mostra una marcata sofferenza della prima vertebra dorsale che appare colliquata e responsabile di compressione del midollo senza chiari segni di mielopatia.


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Il paziente è stato sottoposto a intervento chirurgico per asportazione di una vertebra colliquata (la D1 che vedete in immagine e video) in probabile (attualmente in corso di definizione diagnostica precisa) mieloma multiplo.

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Estratto da Risonanza Magenetica del rachide cervicale che mostra una compressione midollare secondaria a sofferenza della prima vertebra dorsale.

L’intervento è andato bene, il neurochirurgo ha fatto un ottimo lavoro e sembrerebbe che la compressione sia stata presa in tempo da evitare importanti sofferenze midollari.

Il mieloma multiplo è, oggi, una patologia affrontabile, grazie al prezioso operato dei colleghi oncologi ed ematologi.

Ma come tutte le patologie e le complicanze che esse possono comportare (come questo caso di compressione midollare) il tempo fa la differenza.

E’ una questione di tempo.

Prendendo spunto dal caso ma non riferendomi al paziente in questione faccio alcune considerazioni a cui tengo, come tengo a dedicare del tempo a migliorare me e ciò che mi sta accanto.

Una diagnosi tempestiva può fare la differenza.

Un procrastinare la visita gestendo autonomamente i sintomi può, fortunatamente raramente, rinviare una diagnosi importante.

Una serie di trattamenti, validi o meno, sanitari o tantrici, da banco o da circo, se non  preceduti da una attenta valutazione (screening for referral concesso a laureati in una facoltà medica) o da una visita medica, possono nuocere alla salute. Anche solo ritardando la diagnosi. A volte anche in controindicazione assoluta alla diagnosi che però arriverà a trattamento già fatto…

Un’attenta visita medica può scorgere segni, anche non immediatamente evidenti, che sottendono a patologie “meno frequenti” ma molto più insidiose.

Perché si possa effettuare un’attenta visita occorrono tanti elementi ma uno, forse più di tutti, viene spesso sacrificato: il tempo.

Ascoltare, guardare, far spogliare, eseguire test clinici, ragionare, spiegare, spiegare (non è una ripetizione accidentale!), a volte visionare o eseguire esami diagnostici, scrivere, dare una affettuosa stretta di mano.

Tutte attività che richiedono tempo

Eppure viviamo in una società in cui sembra che nessuno abbia più tempo.

Ma per alcune cose il tempo occorre trovarlo.

Per curarsi (e per curare!) occorre trovare il tempo.

O rischiamo di non essere più in tempo.

Marco Di Gesù

Fisiatra Interventista

P.iva 05872370829
Viale Strasburgo, 422 – 90146, Palermo
digesumarco@gmail.com

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